Citazioni

"Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinchè tu possa dirlo." - Voltaire

"[...] Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi! [...]" - Martin Luther King

"Alla fine ricorderemo non le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici" - Martin Luther King

"Non vorrei mai far parte di un club che accetti tra i suoi membri uno come me" - Groucho Marx.

"Mai attribuire alla malizia ciò che si spiega adeguatamente con l'incompetenza" - Napoleone.

"Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si prende mai la cura di osservare" - A.C.Doyle, "Il mastino dei Maskerville"

"Qualunque cosa deve essere resa la più semplice possibile, ma non di più" - Albert Einstein

"È proprio vero alcuni uccelli non sono fatti per stare in gabbia, sono nati liberi e quando volano liberi ti si riempie il cuore di gioia." - Le ali della libertà

lunedì 25 luglio 2011

Il Barone Fourier

Riprendiamo un attimo le redini di questo ormai sempre meno attivo blog.
Nel post precedente venivano forniti un'infinità di topic che potrebbero far impallidire anche la fornitissima biblioteca di Phatt Island, ma per ora preferirei di occuparmi altro. Trovo decisamente più affascinante far conoscere alcune semplici meraviglie della matematica spiegandone l’uso e cercando di sottolineare l’uso inconsapevole che ne facciamo.

Mi sto riferendo alla trasformata di Fourier. Probabilmente si tratta di una delle formule che potrebbe essere usata come simbolo dell'evoluzione tecnologica del nostro tempo. È usata in mille campi diversi: musica, fisica, telecomunicazione, elettronica, astronomia... e spesso anche dal nostro cervello incosciamente.
Inoltre la formula è di una eleganza che ha pochi eguali, forse al di sotto solo dell’identità di Eulero 
che in un sol colpo mette in relazione 5 costanti naturali.
Queste ultime due equazioni (che poi, in realtà, è solo una) sono nate dalla brillante mente di Jean Baptiste Fourier quasi 200 anni fa.
Il Jean Baptiste, rimasto orfano a 10 anni, ebbe una vita incredibilmente avventurosa e impegnata. Dapprima poliziotto segreto durante la Rivoluzione francese, poi prigioniero politico, fu anche professore universitario, governatore d’Egitto, prefetto di Francia e amico di Napoleone… se poi pensate che nel “tempo libero” ha pure trovato il tempo di diventare un pioniere nei campi della matematica e della fisica... Il Barone Fourier (titolo dato dallo stesso Napoleone) sviluppò la sua, ora famosa, serie di Fourier mentre studiava la conduzione del calore nei materiali. Nel suo lavoro il calore era quello generato da un cannone dopo essere fatto esplodere. Dopo ogni colpo il cannone si doveva raffreddare prima di poterlo utilizzare nuovamente. Lui voleva studiare il modo più veloce per farlo raffreddare. Molte scoperte scientifiche nascono in ambiti militari (bello o brutto che sia).

Dopo questi aneddoti storici che fanno tanto folklore, torniamo ora al significato della trasformata di Fourier.
Un po’ come l’analisi chimica di un piatto ci permette di capire quali elementi base sono stati utilizzati, l’analisi di Fourier ci consente di scomporre una qualsiasi onda per calcolarne tutte le sue componenti base (frequenze).
Più precisamente la trasformata di Fourier permette di calcolare le diverse componenti (ampiezza, fase e frequenza) delle onde sinusoidali che, sommate tra loro, danno origine al segnale di partenza.

Una semplice applicazione può essere: la trasformata di Fourier di un accordo musicale ci permette di capire quali note sono state suonate. Un lettore poco furbo potrebbe dire: "cosa me ne faccio di una formula matematica per capire quali note sono state suonate? Io ho il mio orecchio che funziona benissimo e non sbaglio una nota. Riesco a suonare una qualsiasi musica avendola sentita una sola volta". Sì, questo può essere vero. Però l'applicazione è un'altra.
Essendo in grado di capire quali frequenze sono state emesse da un qualsiasi strumento, possiamo anche selezionare quali frequenze sono udibili al nostro orecchio e quali no, e in tal caso tagliarle.. “alleggerendo” il tutto.
Questo è l'idea di base della codifica MP3. Registriamo un segnale ad alta qualità (si prendono tutte le frequenze, anche quelle che non ci servono), effettuiamo la trasformata di Fourier, tagliamo le frequenze che non ci servono (quelle non udibili dal nostro orecchio) e torniamo al segnale nel tempo con l'anti-trasformata di Fourier. Ciò che è cambiato è che il file è decisamente più leggero misurato in quantità di bit necessari. Geniale!
La stessa cosa si può fare per il processing di immagini e video. Utilizzando il lavoro di Fourier è possibile “ripulire” singoli fotogrammi restituendoci un video in qualità superiore (ai nostri occhi).

Una proprietà della trasformata di Fourier è che non si trasforma nulla. Viene visto lo stesso oggetto solamente da un punto di vista diverso che in tanti casi più essere più utile per risolvere vari problemi, matematici e non.
Questa tecnica viene usata per risolvere equazioni differenziali,  serve per mandare informazione "compatta" (ad esempio si usa per distribuire l'informazione di internet sui cavi telefonici, oppure per il digitale terrestre, cellulari...!!)

venerdì 14 gennaio 2011

Come far resuscitare un blogger

Caro Julius,

da troppo tempo il blog langue sotto il peso di una vita troppo vuota o troppo piena (come tu ci insegni, dipende dai punti di vista) per essere degnamente narrata su queste pagine web.

Affetta da horror vacui e intrisa di spirito missionario, ho deciso di darti delle dritte per colmare il deficit di scrittura che affligge il tuo blog: nuova linfa alla tua vena creativa resa esangue dal logorio della vita quotidiana!

Ecco una lista di interessantissimi e utilissimi post che potresti scrivere; tutti argomenti sui quali non rischi di non aver nulla da dire. Io ci metto il titolo, a te tocca scrivere il testo.

I più utili:

- Come progettare la disposizione dei mobili in una stanza con Corel Photo Paint
- Quanti panni può reggere una sedia? Test a confronto.
- 100 consigli per mantenere sveglia la tua ragazza dopo il quindicesimo minuto del film

I più filosofici:

- L'insostenibile leggerezza dell'essere: lo porti sempre con te, eppure non riesci a comprenderne la bellezza.
- MagneticoVSFichissimo. Uno scontro tra titani.

I più intriganti:

- La polvere sotto il tappeto: un nuovo mondo mi appare all'orizzonte.
- Il gatto di Schroedinger II puntata. Apriamo il contenitore e vediamo che fine ha fatto.

I più saggistici:

- Il Fisico che alberga lassù: un Grande Fratello o un Padre Buono?
- Sull'irrefutabilità della partita di "carcetto"

Il più controverso:

- Bambini giapponesi, perché la sanno molto più lunga di tutti gli altri pargoli.

Il più oltraggioso:

- Carino sarà il tuo cagnolino!

Beh, mio caro, mi pare che per stasera possa bastare. Hai materiale per i prossimi 11 post. Non male eh? La palla passa all'attaccante, niente lisci please! E niente tiri alla "viva il parroco"!

martedì 7 settembre 2010

Giappolandia - Parte 3: Ristorazione

Sezione molto interessante questa della ristorazione. Problematica potrebbe essere infatti prendere la decisione di andare in Giappone considerando quel che si sente dire in giro della cucina giapponese: quel pesce fritto, quel pesce crudo, quei brodini...

Quel pesce fritto, quel pesce crudo, e tutte quelle altre cose, sono buonissime!!!!
La moda occidentale del sushi non è che una pallida imitazione della cucina originale giapponese. 

Ma andiamo per ordine. Parlerò prima dei piatti che ho assaggiato e poi dei "sistemi" di ristorazione giapponesi, in alcuni casi molto particolari e interessanti.


Riso: il riso è l'elemento quasi immancabile in ogni piatto. È importante, tant'è che esistono negozi che vendono solo riso. È cotto quasi sempre al vapore, risultando leggermente colloso per facilitarne la presa con le bacchette.

Sashimi: pesce crudo filettato e servito con salsa di soia e rapa. Pregiato il tonno grasso. Preparato con pesce freschissimo (quindi attorno alla zona di Tzukiji dove c'è il mercato del pesce) è divino, si scioglie in bocca letteralmente.

Sushi: sashimi assieme a delle polpettine di riso e un tocchettino (se non fugge il dito al cuoco) di Wasabi, salsetta piccantissima. Attenzione a non gustarlo direttamente (il wasabi dico), gli effetti possono essere sgradevoli. Il sushi più prelibato è l'unagi, anguilla leggermente grigliata e con la salsa di soia. Il mio piatto preferito!!!

Okonomiaki: la cosa più vicina a questo piatto è una frittata. Può essere fatta con pesce, carne e verdure, legati assieme da un uovo e cotti su una piastra rovente posto al centro del tavolo.  Letteralmente significa "cucina come preferisci". Si possono infatti trovare molti ristoranti dove viene lasciata libera scelta al cliente su come comporre la pietanza a proprio gusto, scegliendo tra una grande varietà di ingredienti come carne, frutti di mare e verdure, da intingere poi nell'ingrediente principale, costituito da una pastella di cavolo verza e altre verdure, per formare così una specie di frittata da cuocere sulla piastra. Viene condito con una salsa per okonomiyaki e può essere ricoperto con salsa di soia, maionese, ao-nori (alghe essiccate), scaglie di pesce e quant'altro suggerisca il proprio gusto personale

Soba: sono degli spaghetti marroni di grano saraceno. Si mangiano sia freddi che caldi o in forma di zuppa. Particolarmente buona (almeno secondo me) è la versione aki-soba con l'aggiunta di un po' di piccante, di pezzetti di carne e di altre spezie.

Tempura:  pesce o verdure fritte in pastella. Servito assieme alla salsetta per il tempura (non so esattamente di cosa è fatta)

Mishiru: zuppa di miso, pasta di soia fermentata. La chiamano sempre zuppa di miso, ma in realtà esistono mille versioni di questa zuppa dal sapore sempre buono e delicato anche se volte fa un po' di senso mangiare quel che c'è dentro.

Tè: Il tè viene servito in ogni momento della giornata, è il simbolo dell'ospitalità e ha quindi un significato molto importante nella cucina e nella cultura giapponese. Il tè giapponese è generalmente di colore verde poiché non subisce processi di fermentazione, è molto rinfrescante e dissetante. Ha un gusto amaro e viene bevuto anche durante i pasti, al posto dell'acqua.

Questi sono alcuni dei piatti che ho provato. Ma descriviamo un po' come funziona la ristorazione.
Si parte dal fatto che difficilmente i giapponesi ti lasciano senza mangiare. Infatti ogni 2/3 metri è presente un ristorante. Esistono palazzi interi di 8 piani di ristoranti. In qualsiasi centro commerciale c'è almeno un piano dedicato alla ristorazione. E non è che nei centri commerciali si mangi meno bene. Si mangia bene ovunque. A volte però si può mangiare anche meglio. Ma il limite inferiore è più che soddisfacente.
Particolarità dei vari ristoranti è la monotematicità: il singolo ristorante è specializzato su un tipo di pietanza e basta. Devi decidere da prima cosa vuoi mangiare. Effetto collaterale è se si va a cena in compagnia e due persone vogliono piatti diversi.
Per la scelta del mangiare basta farsi un giretto in un piano di un centro commerciale. Fuori dai singoli ristoranti c'è un tavolo imbandito di piatti (di plastica o cera) che mostrano ciò che puoi trovare all'interno. Seppur fatti di plastica a volte sembrano davvero appetitosi.


Scelto il piatto entri e verrai accolto da un fragoroso "Irasshaimase" (benvenuto/a). Ti fanno accomodare e ti servono subito té, bacchette e un asciugamanino bollente sterilizzato per lavarti le mani (secondo me in inverno quella sensazione deve essere bellissima :) )
Il resto funziona come tutti i ristoranti di questo mondo tranne che per il ringraziamento in serie di tutti i cuochi e dei camerieri quando stai per lasciare il locale: Arigato gozaemaaaaaaaas.

domenica 5 settembre 2010

Giappolandia - Parte 2: Rispetto per gli altri

Conclusa la prima parte sulla descrizione dei trasporti nella città di Tokyo, proseguiamo il nostro racconto. Continuo a trattare il comportamento delle persone in varie occasioni e non solo quando si tratta di prendere i trasporti. Riprendiamo dalla pulizia delle strade. Sempre candide e senza neanche una cicca di sigaretta in terra. Come fanno vi chiederete? Semplice: per strada non si può fumare!! Niente fumo uguale niente sigarette in giro.
Non si può fumare in nessun ambiente pubblico (stazioni, spiagge, strade...). Ma dato che in Giappone non si discrimina nessuno a priori, per strada (ma anche nelle spiagge e nei locali) c'è sempre una zona per fumatori.
È facile vedere in giro infatti degli angoli particolari di alcune strade dove i fumatori si raccolgono per fumarsi la loro sigaretta, con posacenere e cestino per le cicche finite.
Rimane comunque stranissima la pulizia delle strade considerando anche il fatto che si fa veramente fatica a trovare un cestino. Su quest'ultimo punto magari si potrebbe discutere, tuttavia è sorprendente come nonostante non ci siano, le strade rimangano linde. 

Ennesime dimostrazioni della sensibilità sulla pulizia degli ambienti pubblici e delle strade in particolare sono le pulizie delle ruote di un camion in uscita da un cantiere. Dato che è un fatto particolarmente difficile da credere, documento il fatto con una foto
Incredibile nevvero?

Già che siamo entrati un minimo in ambiente veicolare, proseguiamo la questione traffico. Se anche a Tokyo si dovesse mantenere la media di auto per persona che c'è a Roma (706 auto ogni 1000 abitanti) solo al centro ci sarebbero una cosa come 8 milioni e mezzo di auto. Una pazzia!! Non sono riuscito a trovare il numero di auto per abitante, però posso assicurare che il numero è nettamente inferiore. La maggior parte di autovetture che si vedono in giro sono taxi e autobus. La gente infatti si muove o con questi due mezzi o con l'efficientissima metro. Per scoraggiare l'uso dell'auto (...per aumentare la viabilità e la bellezza delle strade) infatti nella metropoli non si può parcheggiare ai bordi delle strade. Nossignore. Niente doppie/triple file...ma neanche singole. Non si parcheggia e basta. Se vuoi ci sono i parcheggi a pagamento dislocati in tantissimi punti della città ben serviti e facili da raggiungere. Inoltre tali parcheggi sono anche "controllati"  da almeno 3 vigili all'entrata/uscita, in modo che entrare nel parcheggio non richieda troppo tempo (e intralciando il traffico). I tre omini hanno il compito di: uno per fermare il traffico per un secondo, uno per fermare il traffico dei pedoni in una direzione, uno per farmare il traffico dei pedoni nell'altra direzione. Tempo netto per far entrare la macchina: 3 sec.
Inoltre, se vuoi possedere un'auto devi dimostrare di avere un posto personale dove poterla parcheggiare, altrimenti nessuno può vendertela. Posso capire che il sistema sia un po' macchinoso, però vuoi mettere una viabilità scorrevole, e avere un bell'occhio sulle strade?


All'interno dell'argomento del rispetto agli altri concludo con un'altra piccola particolarità tipica giapponese. Ogniqualvolta ti viene dato qualcosa, tale cosa ti viene data a due mani messe in modo da formare una specie di conchiglia e con un leggero inchino, si tratti di soldi, dello scontrino e di qualsiasi altra cosa, ringraziandoti (anche se in realtà dovevi essere tu a ringraziare) con un virgoroso: arigato gozaemas!!

Parte 1: Le stazioni

giovedì 2 settembre 2010

Giappolandia - Parte 1: Le stazioni

Eccomi qua a scrivere il post(o) per cui forse l'intero blog è fondato (bastava notare la grafica): il Giappone! Anche se io preferirei parlare di Giappolandia dato che, in particolare Tokyo, sembra un grandissimo parco giochi agli occhi del turista.
Sono di ritorno da una dieci giorni, intensissimi, di immersione nella cultura giapponese.So bene che qualsiasi parola utilizzi difficilmente riuscirà a far capire quel che si prova in questo nuovo mondo, in primis perché non sono capace di scrivere.

La domanda che tutti mi hanno fatto al ritorno del viaggio è stata ovviamente "com'è il Giappone"?
Vi posso dire che per il poco che ho visto io è impossibile dare una risposta secca. Io cerco di divincolarmi spiegando che non esiste UN Giappone, ma già solo all'interno di Tokyo si può parlare di decine di mondi nuovi (rispetto ad un italiano medio). Ogni "quartiere" di Tokyo infatti fa mondo a sé: può essere completamente diverso da un altro che sta distante una decina di minuti di metropolitana. Si passa dalla zona antica, alla zona ipermoderna, dalla zona degli uffici alla zona per i giovani (ma ggggiovani ggggiovani), etc...

Ma vediamo di andare in ordine altrimenti si rischia di fare solo conclusione. Più che delle bellezze naturalistiche del Giappone, mi soffermerò sulla bellezza della civiltà (nel senso ampio del termine) giapponese. Dato che c'è tanto da dire, scriverò il pezzo in più post nel quale vedrò di descrivere una un particolare modo di comportarsi.

Nei giorni in cui sono stato a Tokyo alloggiavo in un albergo nella zona di Shiodome (guardando la mappa della metro è in basso, leggermente sulla destra, subito sotto Shimbashi).
Mappa della metropolitana di Tokyo. Clicca per ingrandire.
Sovrapassaggio tra la stazione di Shiodome e quella di Shimbashi
Shiodome è la zona di uffici, quindi tanti palazzoni, tante luci. All'interno degli orari di ufficio raramente vedi gente in giro e ti chiedi continuamente dove siano i 12 milioni di persone di cui si parla. La risposta è semplice: sono a lavoro!! Se per caso ne vedi uno è sicuramente vestito in camicia bianca e pantaloni neri. Impressionante è vedere lo scenario di centinaia di persone vestite tutte allo stesso modo prendere la metro per andare a lavoro. Netta in questo quartiere (sempre che di quartiere si possa parlare) la predominanza del sesso maschile. La stazione di Shiodome è però un po' sfigata, ha poche linee di metro (2). Però la zona è comunque ben collegata con il resto di Tokyo dalla vicina metro di Shimbashi, ben più grande. Ogni giorno quindi si faceva il tratto per andare dall'albergo alla stazione di Shimashi attraverso un sovrapassaggio. La prima cosa che è saltata all'occhio di tutti è la pulizia. In terra non c'è nulla, neanche una macchiolina. È tutto perfetto, i vetri sono lucidati di continuo. Soprattutto in una zona attorno alla stazione, difficilmente uno si aspetta una così alta pulizia. Attorno vedi enormi palazzoni tutti riflettenti e parecchio verde sparso qua e là. 
La prima destinazione è Tokyo, o espresso in forma completa, "Tokyo Station" per iniziare il tour con i giardini dell'imperatore. Tokyo Station non è il centro di Tokyo, anche perché nessuna persona seria sbilancerebbe a dire che esiste un "centro". Nel prendere la prima metro si notano alcuni fatti. I Tokyesi sono super-organizzati. Nulla è lasciato al caso. Non c'è mai casino (giusto forse nell'ora di punta al mattino in alcune stazioni). La gente sfreccia senza toccarsi e senza perdere tempo. Ogni minuto è fondamentale. 
Una "corsia" delle scale mobili è lasciata appunto ha chi ha fretta. Per i biglietti esiste, oltre  al sistema a tutti noto, una carta prepagata che al solo passaggio (anche dentro il portafoglio) permette l'apertura delle porte che portano ai vari binari. Quando uscirai dalla stazione di arrivo, ti verranno scalati i soldi dalla carta. La carta in questione non servirà solo per la metro, ma si può utilizzare in vari contesti: metro, autobus, chioschetti, macchinette per le bevande (ONNIPRESENTI)...Ma si può pagare anche appoggiando alcuni cellulari predisposti sulla apposita macchinetta.

Novità assoluta (almeno per me) sono le indicazioni a terra sui tutti i binari (sia delle metro che dei treni). In terra è indicata la posizione in cui si fermeranno le porte della metro, il numero della carrozza e i servizi che troverai all'interno della stessa. 
Sulla destra i segni che indicano la porta del vagone.
Quindi se per caso sei disabile saprai esattamente quale carrozza è predisposta per tale occorrenza e dove si troverà ESATTAMENTE la porta per entrare, in modo da evitare che doversi fare delle corse al momento della fermata.  Prima di montare sulla metro e fare a cazzotti con le persone che devono scendere, si aspetta in perfetta fila indiana e con pazienza che TUTTI i passeggeri che devono scendere siano scesi. Ovviamente mi sembra inutile dire che non solo la stazione era pulitissima, ma anche dentro è tutto lindo. Ho visto personalmente le donnine entrare e pulire le varie carrozze durante le fermate ai capolinea.

La linea di metro più grande è la Yamamote Line. Una linea che che forma un enorme anello, che secondo le leggende, dice che possa contenere al suo interno tutta Parigi. Sarà vero? Grande è sicuramente grande. Basti pensare che da sola essa trasporta l’equivalente dell’intero sistema trasporti di New York. Brividi!!
Eviterei di andarci all'ora di punta al mattino (attorno alle 8), seppure attorno a quest'ora ci sono metro ogni due minuti. La frequenza e l’efficienza della metropolitana sono un qualcosa che le nostre città non possono far altro che sognare, in Giappone rappresentano la normale consuetudine. Se la partenza della metro è data alle 16:52...alle 16:52 meno qualche secondo è arriva alla stazione. Si scarica e si carica in pochissimo tempo (visto che nessuno deve stare a rincorrere le porte...) e alle 16:52 la metro parte. Non si sgarra. In 10 gg di permanenza con tutte le metro e i treni che abbiamo preso abbiamo avuto un ritardo massimo di 1 min una sola volta.

Il sistema è facile da usare anche a chi non capisce un'acca di giapponese, infatti tutto il sistema è a doppia lingua sia nelle scritte, sia nelle voci dei vari avvisi. Anzi, potrei dire 3 lingue dato che anche il non-vedente può facilmente prendere una metro dato che in terra è segnato il percorso con vari segni in rilievo in tutte le strade dell'intera Tokyo e tutte le scritte sono anche in brail. Un segno di civiltà di un certo rilievo.

Tutte le caratteristiche qui descritte posso essere viste nel seguente video:



Entriamo ora dentro la metro. Qua dentro si trova un nuovo mondo. In alto sopra le porte è possibile notare due schermi: uno con le indicazioni di dove ti trovi, di dove stai andando e quando impiegherai da qua alla tua stazione di arrivo. Tutto in doppia lingua. Nell'altro schermo si troverà della semplice pubblicità. Le pareti sono piene di pubblicità e di scritte che ricordano come ci si deve comportare con l'uso anche di numerosi pupazzetti. Primo: il cellulare deve essere impostato in modalità silenziosa; secondo: non si parla al telefono e se proprio sei costretto a parlare al cellulare si parla a voce bassa con la mano davanti. Non devi disturbare il prossimo che molto probabilmente sta dormendo. È infatti consuetudine appisolarsi tra la stazione di partenza e di arrivo, anche in piedi appeso con una mano alle maniglie. Ti regoli prima conoscendo la durata del tuo tragitto e comunque verrai avvisato da una dolce musica all'arrivo di ogni stazione. Ci sono anche posti riservati per donne incinta, per persone anziane, per invalidi...e attorno a questi posti il cellulare deve essere spento, nel caso ci siano persone con il pacemaker che possono interferire con le onde elettromagnetiche dei cellulari. Dato che non si può parlare con il cellulare o comunque a voce alta, la maggior parte della gente o legge un libro o gioca con il cellulare o dorme. Data la larga diffusione di lettura di libri in metro, i libri in giappone sono in gran parte venduti in versione tascabile in diverse parti. Così che puoi reggerlo facilmente con una sola mano e entra facilmente e velocemente in tasca.

Vi è bastata questa passata di civiltà? Ne volete dell'altra? Vi aspetto al prossimo capitolo della saga.

mercoledì 25 agosto 2010

Pentedattilo

Immoto su uno sperone di roccia arenaria, Pentedattilo se ne sta innanzi alle vallate riarse dal sole delle fiumare di Annà e di S.Elia. Ci si può arrivare attraversando le marine, d'omogenea e informe bruttezza, assiepate sulla parte meridionale della costa ionica. Paesi, paesucoli e cittadine che sembrano conformarsi a un unico criterio estetico e urbanistico: l'occupazione.
Lo spopolamento ha condotto il borgo fuori del tempo della storia per consegnarlo al limbo dell'erosione geologica. La stasi in cui Pentedattilo è assopito si sposa con l'estasi del visitatore, rapito dalla virulenza estetica della mano rossastra composta dalle rocce della rupe del Monte Calvario.


Il sangue versato nell'eccidio degli Alberti è alla base della fondazione mitico-leggendaria dell'abbandono del paese: nella notte di Pasqua del 16 aprile 1686 il barone di Montebello trucidò e fece trucidare il marchese Lorenzo Alberti e i suoi familiari, signori del feudo di Pentedattilo. Motivi scatenanti della mattanza furono la gelosia e il desiderio di vendetta per l'affronto rappresentato dal fidanzamento di Antonia, sorella del marchese Alberti, di cui il barone di Montebello era molto innamorato, con Don Petrillo, figlio del Primo Consigliere del Vicerè di Napoli.


Ma una storia ben più prosaica racconta invece che a partire dalla fine del Seicento la dinastia degli Alberti, proprietaria del feudo di Pentedattilo, favorì lo spostamento dei contadini verso la zona pianeggiante vicina alla costa per ampliare l'estensione dei terreni coltivati e accrescere le rendite del feudo. Alle spinte di politica economica si aggiunsero le conseguenze rovinose di una lunga serie di disastri naturali: il terremoto del 1783, poi quello del 1908, l'alluvione del 1951 sfociarono nel grande esodo degli anni cinquanta e nella dichiarazione di inabitabilità del 1968.
E mentre Pentedattilo moriva, Melito Porto Salvo, con la sua fiorente produzione di bergamotto, sorgeva.

Pentedattilo oggi «è un defunto che perturba i viventi», come scrive Vito Teti ne Il Senso dei Luoghi, poiché testimonia della caducità dei luoghi di vita.
La natura imperante in cui giace sembra infatti voler risucchiare le mura dell'antico abitato. Fermo nella sua granitica sopravvivenza, Pentedattilo si è col tempo trasformato da borgo animato dagli uomini in elemento di natura incastonato nelle pendici dell'Aspromonte. E questo passaggio involutivo è contrassegnato dal sole che a Pentedattilo picchia più forte che in altri luoghi calabri.
A fare da contraltare al dramma dell'abbandono vi è l'armonia estetica di un borgo perfettamente integrato nel suo paesaggio.

venerdì 6 agosto 2010

Come funziona una macchina fotografica digitale

Ieri notte, improvvisamente, mi è balzato in testa l'idea di spiegare il funzionamento di una macchina fotografica digitale (o almeno le basi per i meno esperti) che viene sfruttata soprattutto in questo periodo di vacanze. In realtà non so spiegarmi  neanche io come mai mi è venuta in mente questo pensiero, ma tant'è...

Una digitale funziona praticamente alla stessa maniera di una macchina fotografica analogica, con la principale differenza che risiede nel supporto di registrazione della fotografia stessa: la pellicola per l'analogica e un file in binario per la digitale.
Questa differenza influenza ovviamente la costruzione dei vari dispositivi all'interno della macchina.

Come nella macchina tradizionale, la macchina digitale registra l'immagine per mezzo dell'obiettivo che focalizza su un piano, chiamato piano focale. Il piano focale è una pellicola per la macchina fotografica tradizionale, mentre per la digitale è una griglia di piccoli ricevitori, chiamati fotorivelatori, che "contano" il numero di fotoni, le particelle che compongono la luce, che incidono sul ricevitore. Maggiore è il numero di fotoni provenienti sul particolare fotorivelatore, maggiore è la corrente elettrica generata. Tale corrente viene poi misurata  (la corrente è una delle poche quantità fisiche che sappiamo misurare con alta precisione), ottenendo quindi una serie di numeri, uno per ogni punto della griglia del piano. A questo punto noi conosciamo, in un qual modo, quanta luce è arrivata in ogni punto, permettendoci di costruire un'immagine che sarà maggiormente fedele all'"originale", quanti più fotorivelatori ci saranno nella griglia. 
Però, come i più perspicaci avranno intuito, con le informazioni in nostro possesso possiamo ricostruire solo un immagine in bianco e nero (o, per meglio dire, in "scala di grigi"). Infatti, con il sistema descritto, noi non possiamo distinguere il "colore" dei singoli fotoni che ci permetterebbero di ricostruire una completa immagine a colori.
Il problema è infatti che i fotorivelatori non sono in grado di distinguere il colori. O prendono tutti i fotoni senza distinzione di colore, o ne prendono quelli con un colore particolare (deciso in precedenza dal costruttore). In entrambi i casi non riusciamo comunque ad ottenere le informazioni necessarie per ricostruire l'immagine a colori che vogliamo. 

La prima idea per realizzare una fotografica a colori è stata proposta da Maxwell (lo stesso della teoria dell'elettromagnetismo). Lui realizzò tre fotografie in bianco e nero identiche utilizzando nei tre casi tre filtri diversi: uno rosso, uno blu e uno verde. 
Sovrapposizione delle tre foto (mescolando quindi le varie tinte) Maxwell realizzò quindi la prima foto a colori.  Evidente però la scomodità della realizzazione di una foto a colori.

Teoricamente questo processo si potrebbe fare meccanicamente: una serie di tre foto, in cui si cambia il filtro ogni volta. Praticamente "il cambiare il filtro ogni volta" è il problema principale. Non è possibile cambiare istantanemente le caratteristiche dei singoli fotorivelatori o applicarci un filtro in maniera veloce e meccanica. Che fare allora?

Come avete immaginato, il sistema utilizzato nelle moderne macchine fotografiche digitali utilizza un sistema di filtraggio simile a quello proposto da Maxwell. Esistono in realtà diversi sistemi per realizzarlo, ma il più comune utilizza un cosiddetto array di filtri a colori, uno schema di filtri (chiamato Bayer) mostrato in figura:

http://www.emmeeffe.org/mf/tecnica/raw_e_sensori/bayer_pattern.jpg

Grazie a questi filtri noi possiamo produrre immagini distinte, e incomplete, per i colori rosso, verde e blu. I più svegli avranno notato che c'è una predominanza del verde rispetto agli altri due colori; questo segue in una qualche maniera la sensibilità dell'occhio umano: i nostri occhi infatti sono più sensibili al verde rispetto altri colori.

Abbiamo quasi finito il nostro processo. Per ora abbiamo solamente 3 immagini incomplete per i 3 colori. Ma noi vogliamo un'immagine completa. Come facciamo a sapere come completare la griglia?  
Tiriamo ad indovinare!
Può sembrare uno scherzo, ma funziona più o meno così. 
Prendiamo per esempio solo la griglia verde. Vogliamo calcolare quanto verde ci sarà in un pixel non coperto dalla griglia. Per far questo utilizziamo un metodo chiamato interpolazione: sfruttiamo, cioé, le informazioni che provengono dai pixel adiacenti a quello che vogliamo calcolare. Effettuiamo quindi una sorta di media dell'intensità della luce rilavata dai pixel che ci sono nelle immediate vicinanze del particolare pixel sotto studio...et voilà, abbiamo realizzato un'immagine completa per ogni colore. 

Ovviamente il sistema di interpolazione è parecchio più complesso, ma funziona più o meno sul principio (chiamato da alcuni "demosaicizzazione") che vi ho scritto. 



 Mostriamo ora due esempi di questo processo:

   ->  
http://www.nital.it/experience/images/profili-cameraraw/big/RAW_bayer.jpg









Viè sembrato complesso tutto questo sistema? E se vi dicessi che la vista dell'essere umano funziona nella stessa identica maniera (compreso il sistema di interpolazione)?

Questo era più o meno quello che avevo intenzione di dirvi sull'argomento. Ho evitato di scendere sui dettagli, sia per non appesantire il discorso, sia per mia ignoranza sui dettagli.

Dove il sole sorge e tramonta

È passato più di un anno dall'ultimo post.
Il blog si è preso un anno sabbatico per ricostruire le proprie idee soppresse dal cosiddetto "ultimo sforzo" per la conclusione degli studi.

Nel frattempo alcuni timidi lettori hanno richiesto la rinascita del blog. In effetti di cose da dire/scrivere ce ne sarebbe parecchie. Per una più convincente rinascita è stata stretta una nuova collaborazione con  Coranali. Vorrebbe trattare di "luoghi da fermo". Io non ancora ben capito di cosa si tratta in realtà, aspettiamo il suo primo post per comprendere meglio.

Per ora le idee sono una matassa indistinguibile; appena riesco a srotolarlo,butterò giù qualcosa...

domenica 3 maggio 2009

Before Sunrise

Eravamo seduti uno di fronte all'altro.
Lei felpa verde scuro con un disegno non ben definito sopra, pantaloni jeans e scarpe da tennis.
Aveva capelli con acconciatura di qualche giorno prima, giustamente non perfetta dato l'orario e la situazione. I capelli erano di color nero, molto lucenti. Una ciocca le copriva parte del viso, che tornava sempre al suo posto dopo che lei tentava di spostarla. Anche gli occhi erano di color scuro, castano mi pare, e anche essi riflettevano ogni minimo bagliore di luce. Il colore della pelle era chiaro. Ogni tanto si passava l'unghia dell'indice della mano destra in faccia come se ci fosse qualcosa da togliere. Il punto in cui passava il dito...diventava per un attimo di color rosso, che faceva contrasto con la pelle chiara, ma poi tornava il colore naturale. Io la fissavo spesso e volentieri, lei ogni tanto ricambiava con un sorriso. Cercavo di cercarle sempre gli occhi, ma dato che cercarli sempre direttamente poteva sembrare eccessivo, cercavo il suo sguardo riflesso del vetro. Non posso avere la certezza che lei facesse altrettanto dal suo punto di vista, ma a me piace pensare così.
Ad un certo punto, ci mettiamo a dormire quasi all'unisono, o meglio a portarci in uno stato di dormiveglia per cercare di recuperare un minimo di energie non riuscite a recuperare completamente la notte prima.
Io però non riesco a prendere sonno..neanche al livello di dormiveglia e mi metto a guardarla mentre lei ha gli occhi chiusi. Penso di essermi avvicinato un poco alla visione che Dante ha avuto davanti a Beatrice. Nel sonno muoveva le labbra piano piano, come se nel suo sogno stesse dicendo qualcosa. Io mi limitavo a guardarla e a cercare di notare altri particolari in lei. Noto che ha degli orecchini, quelli piccolini piccolini. Dei puntini che sono pronti a riflettere appena ci arriva un luce diretta sopra. Ogni volta che lei apriva gli occhi, per sapere cosa succedesse attorno a lei, io le sorridevo, un sorriso appena accennato. Ma ancora, nessuna parola da parte di nessuno dei due.

Io nel frattempo cerco di capire quale sia la sua origine. Cerco quindi di vedere alcuni lineamenti. Più la guardo e più noto una somiglianza con mia cugina, a parte il colore di capelli e occhi. Quindi, giusto per la questione del lineamento, penso che lei venga da Torino, trascurando la soluzione più semplice. Ma per quanto mi riguarda potrebbe essere campana, potrebbe essere siciliana, toscana o quant'altro. Non ha mai detto una parola, quindi non ho elementi per poter potermi sbilanciare sulla regione di provenienza.
Vedo che ogni tanto guarda il cellulare, come se stesse aspettando una chiamata.
Tra me e me iniziano le domande: sta aspettando una chiamata del ragazzo? o magari solo delle amiche?
Mi dico che farmi domande del genere, tanto...non potevo avere risposta.
Ad un certo punto, inizia a muovere le labbra...sembra stia canticchiando. Riesco ad intuire dal labiale cosa canticchia, nonostante non arrivi un sibilo di voce. Sta canticchiando "Bella ciao". Alzo per un istante le sopracciglia, sorpreso.
Mentre canticchia arriva una chiamata, lei risponde. Cerco di ascoltare, non tanto per sapere cosa ha da dire, ma per cercare di scoprire la terra di provenienza. Ma nulla, parla senza alcun accento. La chiamata non dura tanto, al massimo un minuto. Non riesco ad ottenere alcuna informazione nuova su di lei.

Mi dico che forse era venuto il momento di farmi avanti, almeno per chiederle il nome e da dove venisse, giusto per togliermi almeno questi dubbi. Ma nel tempo che io impiego a prendere il "coraggio" lei tira fuori dalla borsa l'iPod e inizia ad ascoltare musica. Grrr, ora non mi sembra più il caso di romperle le scatole, con domande, mentre lei è lì che vuole ascoltare musica.

Mi trovo in una di quelle situazioni che uno aspetta magari tutta la vita; è uno dei modi più casuali, e a mio modo di vedere, romantici, per incontrare una ragazza: incontrarsi l'uno di fronte all'altro per puro caso, perchè si deve fare un viaggio assieme. Non a caso ricalca la storia di uno dei pochi film romantici che riesco a sopportare: "Before Sunrise". Ma nulla...non riesco a dire nessuna parola. Rimango per i fatti miei, faccio finta di dormire o di pensare a chissà quale teoria filosofica che doveva quindi tenermi occupato e non potevo fare neanche la domandina più stupida e banale (cosa che magari lei si aspettava anche).


Il viaggio ora è finito. Riesco almeno a rivolgerle almeno un saluto. Lei ricambia.
Non la rivedrò mai più.

sabato 2 maggio 2009

Questione di nome

Volevo giusto scrivere 2 righe sui nomi fantasiosi che ogni metà anno vengono creati per dare un nome alla propria squadra di calcio del CUS di Pisa. Dato che non c'è assolutamente alcun limite...la fantasia ha tirato fuori nomi del tipo:

Arraphao
Un tiro...un gol
TVB ma TCV (a voi l'immaginazione per capire cosa significi TCV)
AC Picchia
Paperino fornaretto
Ho sbagliato torneo
Affanclub
Zero titoli
Vaffanporcu
Pilomani
Atletico...macché
C.S. Boronbocca (ve l'ho detto che non c'erano limiti :P)
Tette biscottate (uno dei migliori a mio parere..ahah)

Infine c'è quello della mia squadra: "Teoria dei campi"...la squadra era inizialmente solo di fisici...

mercoledì 15 aprile 2009

Più denti per tutti

Ho pensato e ripensato se scrivere quest'articolo.
Sono stato per parecchio tempo sul "no", ma poi mi son detto che non è possibile tacere di fronte a questo scempio e lasciare che passi sempre tutto quello che dicono i politici.
C'è il caso sull'unico giorno di votazione per referendum, elezioni europee e amministrative e poi c'è il caso Santoro che è stato accusato di aver fatto una trasmissione "indegna".

È di poco fa la notizia che non verranno unite le giornate di votazione, utilizzando quindi dei soldi (si parla di 460 milioni di euro, ma anche fosse solo mezzo, la cosa non cambia) per tenere aperti i seggi per più settimane di seguito.
Questi soldi, proprio in questo periodo, dovrebbero essere usati per aiutare l'Abruzzo o per fare qualsiasi altra cosa in Italia. Ma no, loro devono far fallire il referendum, e quindi cercano di farlo separatamente dalle altre votazioni in modo che la gente non vada a votare e quindi non si arrivi al quorum (come è successo per gli ultimi 14 anni di referendum). Ma chi sono "loro"? Loro sono la Lega. Se la gente andasse a votare, voterebbe per cancellare parte della legge elettorale che è stata scritta proprio dalla Lega. Se dovesse quindi passare, la Lega perderebbe importanza e il Pdl non sarebbe più costretto a doversi alleare con loro. Però ora la Pdl è d'accordo, perchè altrimenti la Lega porterebbe subito alla crisi di governo.
Quindi l'Italia dovrebbe rinunciare a tutti quei soldi...per Bossi e compagnia bella (nelle figure di Calderoli, Borghezio e altri...).
Vorrei proprio vedere come lo spieghi alle famiglie che ora stanno in tenda. Personalmente non ne sarei capace.
Maroni si è inventato una legge per cui non si potrebbe votare assieme referendum e europee. Come ho detto...se l'è inventata. Per fortuna c'è ancora qualcuno che dice effettivamente le cose come stanno (Guzzetta, che fa parte del comitato organizzatore del referendum, e Fini...ormai lanciato verso la presidenza del PD).
Però come al solito, è l'italiano medio che soffre le decisioni politiche di queste teste.
Ora ascolto Cota che mi viene a dire che la colpa dei soldi che verranno buttati è di chi ha promosso il referendum e non loro che lo mettono un altro giorno. Per fortuna c'è Guzzetta che risponde a tono e non gli ha fatto passare nessuna cavolata o nessuna legge improvvisata.
[Cota è arrivato a dire che i cittadini non fanno parte del potere dello stato... :|, gli giunge nuova questa cosa]

Secondo caso. Ora nessuno può criticare nessuno. Non si può dire nulla. Azzardati a fare una critica al premier o al governo. No. Non si può, lui non sbaglia. Non si può criticare quando fa cavolate. È sempre la solita stampa comunista che va contro il governo perchè vogliono il male del paese. Questo anche quando a fare le critiche è la stampa straniera.
Proprio oggi ho sentito un'intervista all'inviato di "El pais" a Roma. Pare che abbia ricevuto varie lettere dall'ambasciatore italiano in cui gli "consigliava" di non fare altre critiche al governo italiano.
Pare che lettere del genere a loro arrivino solo da "Venezuela", "Cina" e "Italia" appunto. Vorrei far notare che in Venezuela e in Cina ci sono due dittature. Chi ha orecchie per intendere...

Ora il governo, nelle figure dello stesso Berlusconi, di Fini, di Chicchitto, di Gasparri (non se ne perde una lui), hanno definito la puntata di Santoro "indegna".
Ora, per carità, Santoro può essere antipatico, può aver detto cose con cui non si può essere d'accordo, però a parer mio non si può "avvertirtirlo" che se fa un'altra trasmissione del genere verrà cacciatato: mi sembra tanto di avvertimento mafioso questo.
Santoro non può più dire quel che pensa?
Che poi...io ho seguito la trasmissione. Non ha espresso nessuna opinione personale. Ha solo fatto luce su un aspetto sulla protezione civile che nessun'altro aveva fatto notare e cioè che la protezione civile era tenuta ad avere un piano di emergenza che in realtà non aveva. Hanno quindi dovuto "improvvisare" sul momento, appena saputo della catastrofe.
Poi hanno agito egregiamente dal quel momento in poi, penso che poche persone abbiano da ridire al riguardo. Però non mi pare che si esimini il caso invece di rendere sempre martiri i soccorritori, chi fa poi il loro lavoro, non mi sembra niente di così trascendentale. Complimenti alla protezione civile, però dovevate avere un piano, perchè i segni che stava per succedere qualcosa...c'erano tutti.
Quel che sto dicendo io, non me lo sono inventato. Lo ha detto e confermato anche Ezio Boschi, presente alla trasmissione di Santoro, uno dei membri della commissione Grandi rischi e uno dei massimi esperti italiani in materia di eventi sismici. Faccio anche notare che E.Boschi è di destra. Non mi pare che sia uno che va contro il governo attuale.
Eppure Santoro è stato avvisato e "costretto" a fare una puntata "riparatrice" e Vauro è stato sospeso per aver fatto una vignetto che secondo loro era ritenuta "gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico".
La vignetta in questione recita: "Aumento di cubature. Dei cimiteri" (con il riferimento all'aumento del 20% del piano casa).
Non vedo proprio come una vignetta sia più "lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti" dello "sbrodolarsi addosso" per aver fatto audience nel giorno dopo il terremoto del TG1, oppure dei servizi in cui l'inviato di turno andava ad aprire le macchine di chi ci dormiva dentro, perchè non sapeva dove altro andare, per fare la tristissima domanda "Come si sente?". Questo è solo un esempio...ne potrei fare altri mille di questi esempi. Basta guardarsi una puntata a caso di Blob dei giorni scorsi, o uno qualsiasi dei finti reality.

Ho visto che ormai anche parecchia gente in tv ha parecchia paura nel dire ciò che va detto (anche se si tratta della pura verità). Tutti si dissociano dalla minima affermazione (anche se è sotto forma di battuta) che va contro il governo o direttamente contro il premier.
Esemplare quel che ho visto nella giornata scorsa: in scena Silvan (quel mago bolscevico di Silvan) e la conduttrice Bianchetti (quella santa, ma solo perchè ha fatto il programma "A mia immagine"). Silvan, prima di fare uno dei suoi giochetti ha detto: "ora uso la bacchetta magica e poi la passo al premier" (con riferimento alle parole dette dal premier il giorno prima: "non abbiamo la bacchetta magica, non possiamo prevedere i terremoti").
Secondo voi ha detto qualcosa di male?
Eppure la conduttrice ha interrotto Silvan, distanziandosi dalle sue "dichiarazioni". Si è messa a ringraziare le istituzioni etc etc.

Come prevedevo, mi son dimenticato le mille altre cose che avrei dovuto dire. Quindi chiudo qui.

domenica 22 marzo 2009

Citazioni utili per chi ambisce ad essere scomunicato

L’uomo e’ soltanto un errore di Dio? Oppure Dio è soltanto un errore dell’uomo? - Friedrich W. Nietzsche

Le religioni sono come le lucciole: per splendere hanno bisogno delle tenebre - Arthur Schopenhauer

Puoi chiamare Dio in mille modi: Dio, Allah, Buddha, Geova, Yahvè, Ernesto…tanto non ti risponde. - Corrado Guzzanti

Non posso immaginare un dio che premi e punisca gli oggetti della sua creazione, i cui fini siano modellati sui nostri - un dio, in breve, che non è che un riflesso della fragilità umana. Ne posso credere che un individuo sopravviva alla morte del suo corpo, sebbene gli animi deboli nutrano tali opinioni per paura o per ridicolo egoismo. - Albert Einstein

Per te io sono un ateo. Ma per Dio, io sono la leale opposizione. - Woody Allen

Nessuno puo’ essere libero se costretto ad essere simile agli altri - Oscar Wilde

Se credo nella scienza? Tra il Papa e l’aria condizionata, scelgo l’aria condizionata - Woody Allen

mercoledì 18 marzo 2009

Ma allora è vero che la felicità porta fortuna...

sabato 14 marzo 2009

Prefazioni

Stai per cominciare a leggere un nuovo romanzo: Se una notte d'inverno un viaggiatore. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c'è sempre la televisione accesa. Dillo subito agli altri: << No, non voglio vedere la televisione!>> Alza la voce, se no non ti sentono! [...] O se non vuoi dirlo; speriamo che ti lascino in pace.

Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull'amaca, se hai n'amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga. Col libro capovolto, si capisce. [...]
Prefazione di "Se una notte d'inverno un viaggiatore"

lunedì 9 marzo 2009

Davide Van De Sfroos: Akuaduulza

Oggi mi è venuto mente di scrivere due parole per descrivere la musica che ascolto. Parto da "Akuaduulza" di Davide Van De Sfroos...perchè è quello che stavo ascoltando mentre mi è venuto in mente questa cosa (cioè...pensavo a tutt'altro mentre studiavo :D ). Forse non è la migliore opera di Davide, ma è pur sempre una spanna sopra tanti album che girano in italia.


Album del 2005, popolato di magia, streghe, stregoneria, ombre, boschi, misteri, prostitute
I testi sono particolarmente amari e malinconici, dai toni tristi e nebbiosi, mentre le musiche sono particolarmente allegre e festose, quasi a voler contrastare le varie storie raccontate.
È uno di quegli album che vale essere ascoltato tutto di seguito.

Madame Falena
Musica dai ritmi indiavolati, con un non so ché di tzigano, con fisarmonica e battimani...
Musicalmente parlando è sicuramente tra le più allegre dell'intero album...mentre la storia è tutt'altro che allegra:
Parla di una donna seduta su una veranda, su una sedia che scricchiola come le sue ossa, faccia di coccodrillo e senza denti, e al tramonto suona sempre la stessa canzone (che neanche il diavolo la vuole più sentire) con il suo banjo con una sola corda...ricordandosi sempre la stessa scena:
c'era un prete, i testimoni, i fiori e la banda, ma lo sposo non c'era perchè la stava tradendo nel fienile.
Ora la donna si trova sempre "setàada giò in sta cazzo de 'na veranda", ancora vestita da sposa ed ha in mano il fucile, il suo anello è quel grilletto che ha infilato una volta sola, temporale di un secondo e mezzo ed un buco in un bel vestito (di quello che sarebbe dovuto essere il marito).
Canzone perfetta dal mio punto di vista.

Il paradiso dello scorpione
Sembra una canzone uscita da un saloon del vecchio western, batteria ed armonica.
Il paradiso dello scorpione è un bordello. Il protagonista deve essere un contrabbandiere che si rifugia dentro al bordello per fuggire (di fuori qualcuno mi cerca su un'Alfa con su scritto "finanza")

Caramadona (intercalare tipico, usato anche come invocazione)
chitarra acustica ed elettrica...tutto molto blues.
Un uomo sotto l'ombra di una magnolia, parla da solo. Non è ben chiaro chi sia: forse un contrabbandiere famoso, un soldato dimenticato....ma non fa molta differenza chi sia.
Viene invocata più volte la madonna "CaraMadona", senza chiedere però nulla in particolare, si lamenta di tutto e niente.

Akuaduulza (acqua dolce)
Dopo un intro che introduce il ritmo altanelenante di onde che vanno e vengono.
L'acqua in questione è per Davide, il lago di Como.

acqua dolce, acqua dolce che nessuno vuole bere
in cui le lavandaie ci lavano i panni sotto i riflessi delle montagne. Questo specchio d'acqua non cambierà mai ne con il sole che "gli frusta la schiena" ne con la luna "che si bagna i piedi". Un lago che ha una personalità per chi ci vive vicino.

El fantasma de ziu Gaetan
Una strumentazione molto gitana: sassi, scatole di latta ed altri oggetti improvvisati. oltre a chiatarra e violino.
La notte di ognissanti, arriva il fantasma di zio Gaetano con una sciabola in ogni mano che ha imbottigliato il cuore in questa casa prima di partire per la guerra, ma la bottiglia qualcuno l'ha bevuta e distrutta contro il muro. Gli hanno sparato quarantamila volte...la morte muoveva la falce ma lui abbassava la testa. Quando l'anima è molto distante è difficile che il corpo so spenga. Alla fine la morte ha stretto la sua morsa, ma il cuore non l'ha trovato e ora lui arriva di corsa.
Il ritornello non piacerà ai più. È estremamente ripetitivo e "gracchiante"....

Il libro del mago
Chitarra acustica.
"Scèndra, scìla e foemm, Abracadabra e incensi cul profoemm"

La prima canzone in cui iniziamo a trovare le "stregonerie", simboli, talismani e attività... ci introduce in un altro lato del suo mondo.
La canzone racconta di un mago anziano e un po’ fasullo che negli ultimi istanti della sua vita ricorda “quando avevo tredici anni, in braccia all’universo e non nella sua prigione”; tra Voodoo, Mandragora e Conte di Cagliostro “la gente vuole sapere cosa c’è nel destino, fissati con il domani e intanto il tempo gli sfugge dalle mani, e allora tutti dal Mago a rompere le palle, il mondo non gli va più bene e io devo cambiarlo, o fingere di farlo…”.


Rendersi conto che tutte le stregonerie in cui ci si è concentrati (laddove c'è inquietudine, buio...cioè paesini, campagna...) non servono più e forse non sono mai servite... forse era meglio bere quel bicchiere anziché stare ad osservare se era mezzo pieno o mezzo vuoto. Tutti fissati sul futuro ci si lascia scappare il tempo tra le mani.
"Quando ero più scemo ero molto più buono, in braccio all'universo e non nella sua prigione"

Shymmtakula
ballata con chitarra acustica, taburello e atmosfera "mistica".
Il ritmo della canzone è tipico della recitazione di una invocazione di un qualche potere a parte di uno sciamano.
Shymmtakula è un talismano, inventato da Davide, come pure il nome, per proteggere chi cammina nella notte. Un tirare le somme e mettere via le paure da bambino, che non passeranno mai, ma, se dotati di buoni talismani, le si può esorcizzare.

Nona Lucia
Atmosfera country. Ballabile. Violino e fisarmonica.
Parla di nonna Lucia, la nonna strega che al sabato sera sera si veste di nero e fa il karaoke su al cimitero.

Occhio bambino che la nonna è una strega l'hanno vista scavare nel fuoco con le mani
Occhio bambino che adesso vola via con un manico di scopa in mezzo alle gambe...
Preghiera delle quattro foglie
la chitarra acustica accompagna questa preghiera.
Continuiamo sulla strada della "magia". Ricorda la wicca.
Una invocazione da rivolgere ai quattro punti cardinali, pregando gli spiriti.
Vengono invocate 4 piante tipiche della zona di Como.

Fendin
Chitarra e tamburi incalzanti, basso, percussioni.
Inizia con un recitativo tipico degli sciamani.
Musicalmente perfetta.

La leggenda racconta che nel paese di Torno viveva Defendente (in dialetto Fendin), barcaiolo e calzolaio. Si diceva che i calzolai fossero in combutta col diavolo. Fendin, forse anche per tirchieria (bisiognava pagare un tributo in sale) non ha fatto benedire la barca. E così la sua barca divenne il vascello delle streghe del paese che si recavano ai Sabbah (di nascosto): di fatto Fendin trovava la barca in posto diverso o legata con un nodo diverso da come l'aveva lasciata.

Da brividi il pezzo recitato, con una splendida voce femminile:

portami il sacco del buio rubato dai cieli in cammino
svelami il trucco per muovere il dado in tutte le stelle
coprimi l'occhio se draghi e zanzare mi voglion ferire
svita dal sogno quel che mi serve per poi proseguire
Il corvo
Chitarra elettrica e acustica. Lenta.

Davide è il corvo, solo il corvo che canta, nient'altro, non causa, non fato, non giudice, non soldato.
Voce, ovviamente, molto gracchiante.

Rosa Nera
la storia di una chitarra che passa di mano in mano diventa un inno pacifista.
È passata di mano in mano da Garcia Lorca a Joyce a zingari e gitani a Bob Dylan, fino a ricevere un colpo di rivoltella in Algeria. Attorno a quel buoco viene disegnata la rosa nera del titolo.
dove prima c'era un buco, gli ho intarsiato una rosa nera
Si conclude con la frase, ripetuta ben tre volte:
solo chi spara a una chitarra non ha diritto a una canzone
El Baron
Canzone per tirare il fiato...molto orecchiabile.

Il prigioniero e la tramontana.
La chiosa del CD di Davide. Poesia acustica, utile in questi tempi di discussioni sulla pena di morte.
[...] Ogni clessidra sogna di perdere la sabbia in un deserto...


P.S. Mi son dimenticato di far notare che il 90% delle canzoni (non solo di questo cd) di Davide è in rima (o in assonanza), ma la cosa fenomenale è che nessuno se ne accorge. La cosa secondo me è positiva, perché significa che la rima non è forzata e cercata ad ogni costo, ma piuttosto si amalgama bene con il resto del testo.

domenica 8 marzo 2009

In questo ultimo periodo ho capito che nella vita ci sono desideri che non si potranno mai raggiungere, indipendendentemente dall'impegno che uno ci mette.

giovedì 12 febbraio 2009

mercoledì 11 febbraio 2009

Elogio della pazzia poetica

C’era una volta un Re da ragazzo, che doveva passare la notte nella foresta per dimostrare il suo coraggio e diventare Re. E mentre passa la notte da solo è visitato da una visione sacra: nel fuoco del bivacco gli appare il Santo Graal, simbolo della grazia divina. E una voce dice al ragazzo:
Tu custodirai il Graal onde possa guarire il cuore degli uomini.”
Ma il ragazzo, accecato dalla visione di una vita piena di potere, di gloria, di bellezza, in uno stato di completo stupore, si sentì per un attimo non un ragazzo, ma onnipotente, come Dio. Allungò la mano per prendere il Graal e il Graal svanì, lasciandogli la mano tremendamente ustionata dal fuoco.
E mentre il ragazzo cresceva, la ferita si approfondiva, finchè un giorno la vita per lui non ebbe più scopo. Non aveva più fede in nessuno, neanche in sé stesso; non poteva amare, né sentirsi amato. Era ammalato di troppa esperienza e cominciò a morire.

Un giorno un giullare entrò nel castello e trovò il Re da solo. Ed essendo un semplice di spirito egli non vide il Re, vide soltanto un uomo solo e sofferente e chiese al Re: “Che ti addolora, amico?”
E il re gli rispose: “Ho sete e vorrei un po’ d’acqua per rinfrescarmi la gola”. Allora il giullare prese una tazza che era accanto al letto, la riempì d’acqua e la porse al Re. Ed il Re, cominciando a bere, si rese conto che la piaga si era rimarginata. Si guardò le mani e vide che c’era il Santo Graal, quello che aveva cercato per tutta la vita. Si volse al giullare e chiese stupito:
Come hai potuto tu trovare ciò che i miei valorosi cavalieri mai hanno trovato?
e il giullare rispose:
Io non lo so, sapevo solo che avevi sete

[...]
I like New York in June,
how about you?
I like a Gershwin tune,
how about you?
I love a fireside
when a storm is due.
I like potato chips,
moonlight and motor trips,
how about you?
[...]
La leggenda del re pescatore

venerdì 6 febbraio 2009

Meditate gente

La situazione in Italia è sempre più grave. Prima si strillava per le cazzate dette dal presidente del consiglio che non erano degne neanche di un paese del terzo mondo, ora la faccenda sta assumendo sempre più contorni di regime puro.

Gli attacchi sentiti oggi da parte del nostro premier al capo dello Stato sono molto preoccupanti e sono segno di squilibrio che possono degenerare da un momento all'altro. E se non bastasse ha minacciato anche i propri componenti nel caso non avessero votato a favore nel decreto legge che vieta la sospensione dell'alimentazione: "O voti a favore o sono pronto ad accettare le tue dimissioni".
B. e la sua banda è riuscito a dire che il padre vuole fare "morire" Luana perché sarebbe stanco della situazione e non vorrebbe più occuparsene. Che carogna!!!
Vorrei proprio sapere che ha da dire ora Capezzone, che per anni ha difeso Welby, ora che ha"zompato" al PDL, si trova spiezzato :S

Altra cosa allucinante è la campagna elettorale messa in atto dal presidente del consiglio. Non si era mai visto che scendesse in campo in prima persona per sostiuirsi completamente al candidato del proprio partito (nei cartelloni c'è scritto "B. Presidente" e non "Cappellacci presidente").
Altra cosa tristissima è che Cappellacci è contento di fare questa parte qua. Viene trattato proprio come un nome. In realtà è B che fa i comizi e l'altro è a suo fianco ad applaudire come una foca e parla al massimo per 1/4 del tempo. Anzi, una volta B si è proprio dimenticato di farlo parlare; poi, quando stava per finire il tempo B ha detto: "Dai, di due parole a questa gente che si va a pranzo"...NO COMMENT.

Insomma...B. ci ha messo la faccia per contrastare uno dei pochissimi che riesce a rispondere a tono (Soru) ad ogni fesseria da lui detta.
Però la campagna è totalmente impari: il presidente del consiglio si permette di sproloquiare nelle sue reti senza che gli si possa dire nulla, mentre Soru non ottiene neanche un minuto in tutte e 6 le reti nazionali (io sono costretto a guardare gli interventi di Soru su YouTube)

Sempre negli ultimissimi giorni, è stata votata la legge che permette ai medici di denunciare i clandestini.
Sapete quando veniva fatta una cosa simile?
Nazismo. I medici denunciavano gli ebrei che venivano a curarsi in un ospedale.

Io ormai ho paura di questa situazione e dei segni di squilibrio che mostra quell'uomo non appena si vede privato di un pò di potere, ed ho paura della gente che non si rende conto di quanto stia crescendo e di quanto stia diventando pericolosa la situazione.

Meditate gente

"Mia figlia è stata violentata, continuamente invasa nel suo corpo, oggetto di una violenza che lei avrebbe definito inaudita, inconcepibile e inaccettabile.
Quando mia figlia non ci sarà più, rientrerò in una dimensione umana, perché finora ho vissuto in una dimensione disumana.
Non mi potrei mai pentire: a tutti ho detto che andrò fino in fondo. Non è niente avere tutto il mondo contro rispetto ad avere se stessi contro. Non avessi fatto quello che ho fatto non me lo sarei mai perdonato, perchè avrei avuto contro me stesso.
[...] la libertà è fondamentale e che lasciarsi morire fa parte del diritto dell’autodeterminazione."